Anche il culto nato attorno al Santuario della Madonna dell’Acero ha origini nell’adorazione di un’immagine sacra posta in un contesto silvestre. Si narra che la Madonna apparve a due pastorelli salvandoli da una bufera di neve e ridonando, ad uno di loro, l’uso della parola. Siamo nel 1500 e la notizia dell’apparizione della Madonna si diffuse rapidamente di casa in casa, giù lungo la valle del Dardagna ed oltre, anche nel  vicino crinale toscano. La devozione dei viandanti che percorrevano questi luoghi  fu ben presto avvalorata anche dal racconto di  altri prodigiosi miracoli  tanto da spingerli ad edificare  nel 1535  una prima cappella. Furono tagliati i rami dell’acero lasciando nel terreno solo il tronco che racchiudeva l’immagine sacra, attorno al quale gli abitanti del luogo vi costruirono una piccola cappella in pietra. Un secolo dopo, nel 1692, la costruzione aveva già assunto le sembianze  attuali. Ciò che colpisce oggi visitando il Santuario è la semplicità e l’armonia di un edificio nato non certo dall’idea di un grande architetto bensì dalla devozione popolare che, pur nel suo stile rustico, ha conferito al complesso un aspetto naturale difficilmente riscontrabile altrove. Durante i mesi di apertura del Santuario (da maggio a ottobre), è possibile ammirare anche  alcuni ex-voto, si tratta di tavolette in legno dipinte che, oltre a testimoniare un evento tragico risoltosi in modo apparentemente miracoloso, rappresentano una preziosa testimonianza storica sugli usi e sui costumi tipici dell’epoca. Accanto alle tavolette votive il santuario ospita anche un altro ex-voto di grande interesse e valore sia per l’episodio ricordato sia per lo stile scelto dal committente. Si tratta del gruppo di statue in legno di notevoli dimensioni commissionate in segno di ringraziamento da Brunetto Brunori, comandante delle milizie pisane miracolosamente scampato assieme alla famiglia alla battaglia di Gavivana (3 agosto 1530). Il 5 agosto dopo una fuga rocambolesca Brunetto, nonostante un colpo di lancia  lo avesse trapassato da parte a parte, giunse al Santuario dell’Acero assieme alla moglie Lupa ed ai figli Leonetto e Nunziata e, in segno di ringraziamento, fece realizzare il gruppo di statue raffiguranti se stesso e la sua famiglia.