Enzo Biagi – Pianaccio  9 agosto 1920 – Milano 6 novembre 2007.

Giornalista e scrittore, fra i più popolari della storia italiana. Nato a Pianaccio, si trasferì presto a Bologna, dove intraprese con tenacia il suo percorso da giornalista, redigendo dapprima riviste studentesche. È il 1940 quando finalmente Biagi riesce ad essere assunto dal Carlino Sera, ma la sua convinta indole antifascista iniziò presto a farsi evidente, costringendolo a una fuga verso quell’Appennino che gli aveva dato i natali. Qui Biagi sostenne e partecipò alla Resistenza, aderendo alle brigate “Giustizia e Libertà” legate al Partito d’Azione e redigendo Patrioti, rivista di contro-informazione partigiana che raccontava i reali accadimenti della guerra lungo la Linea Gotica. Quando le forze della resistenza emiliano-romagnola e le truppe alleate entrano a Bologna, nel 1945, fu la voce di Enzo Biagi ad annunciare alla radio locale l’avvenuta liberazione della Città. Nella sua carriera ha scritto per il Resto del Carlino, il Corriere della Sera, il Giornale, la Repubblica, benché la maggior fama a livello nazionale derivi dalle sue trasmissioni televisive, dai moltissimi titoli e formati, riguardanti tematiche di storia e attualità, a livello italiano e internazionale. La più famosa rimane probabilmente “Il Fatto”, che va in onda dal 1995 al 2002.
Oltre a  questi aspetti che lo hanno fatto conoscere ed apprezzare in tutto il mondo, è giusto qui ricordare il profondo legame che aveva con il suo paese d’origine. Quando arrivava  a Pianaccio era, e voleva sentirsi, semplicemente un paesano, non il grande giornalista, l’uomo famoso che aveva intervistato tutti i grandi della terra, ma solo un pianaccese che, come molti suoi compaesani, era andato via  in cerca di fortuna. “In fondo questa è la nostra storia, di emigranti che hanno  girato il mondo – ricordava –, soltanto che a me è andata meglio di altri”.
Sono un uomo dei monti: mi piace la nebbia  che fa sparire i costoni, le nuvole che scendono a un tratto. Se fossi cieco, capirei le ore ascoltando i rumori del bosco”. Ripeteva spesso mentre osservava dalla  finestra di casa il profilo di quelle montagne che tanto amava e che lo hanno accolto il 6 novembre 2007  nel suo ultimo viaggio di ritorno al suo amato Pianaccio.  A Pianaccio è stato allestito un Museo a lui dedicato.