Il torrente Dardagna forma sette cascate lungo il suo corso dal Corno alle Scale fino a Madonna dell’Acero, per poi continuare il suo percorso a valle. Tra tutte la più famosa e maestosa è l’ultima, cioè quella che si trova a Madonna dell’Acero. La cascata, facilmente raggiungibile a piedi, mostra tutta la potenza dell’acqua, che si precipita per diversi metri. Lasciatevi incantare da questo luogo fiabesco dove è possibile entrare in completo contatto con la natura.

Dalle conche del Cavone, nasce il torrente Dardagna, due distinti rami lo formano, quello principale, a est, scende dal Corno alle Scale (m. 1945 slm) e quello secondario, a ovest, dal Monte Spigolino (m. 1827 slm), stretto dal Cengio Sermidiano, precipita poi con una serie di suggestivi balzi in una vallata dalla morfologia

Questo imponente sistema di salti d’acqua è la meta ideale per una splendida e facile escursione fluviale, posta circa duecento metri più in basso.

Ai piedi della cascata, il profilo del torrente si addolcisce per un breve tratto, consentendo lo sviluppo di numerose specie vegetali lungo le sponde e nei ristagni d’acqua.

In questa prima cascata, come del resto nelle seguenti, la vegetazione presente sui massi e sulla riva è costituita da specie legate in diversa misura alla presenza dell’acqua, che domina e caratterizza l’intero ambiente.Fra queste si osserva la Calta palustre (Caltha palustris), un’altra specie tipica legata all’acqua è la Coda di cavallo (Equisetum arvense), non manca inoltre il Farfaraccio (Petasites hybridus) dalle ampie foglie, larghe fino a 60 cm.

Sui detriti alla base delle cascate sono evidenti, specialmente durante la fioritura, nuclei più o meno espansi di Garofanino maggiore (Epilobium augustifolia), alternati a colonie di Lattuga Montana (Prenanthes purpurea) ed a gruppi si Senecione silvano (Senecio nemorensis) dal fusto eretto e foglioso alta 6-12 cm, si può inoltre osservare il Salice da vimini (Salix viminalis).

Il suolo pietroso presente in prossimità del corso d’acqua attira e favorisce il vegetare dell’Acero montano (Acer pseudoplatanus), il Nocciolo (Corylus avellana).

Aggiriamo il primo salto delle cascate, sulla sinistra, utilizzando i tornanti di un sentiero a scalini di legno e raggiungiamo dapprima il secondo salto, poi via via tutti glia altri sino all’ultimo, quello superiore, forse il più suggestivo con i suoi trenta metri di dislivello.

Ad ogni salto ritroviamo i caratteri morfologici osservati per il primo, mentre una curiosità si mostra alla nostra attenzione: la quantità d’acqua prima delle cadute è sicuramente inferiore di quella che si raccoglie ai loro piedi.

Ciò avviene per una caratteristica delle stratificazioni presenti: a causa della loro fessurazione, la portata idrica, esigua sopra i salti, si arricchisce perché lungo la parete verticale vengono alla luce quelle acque del bacino superiore infiltratesi nel substrato e percolanti tra gli strati stessi