Durante il Medioevo questo territorio passò sotto il dominio dell’Esarcato di Ravenna: la presenza bizantina è confermata dallo stile del Delùbro e dalla dedica della pieve a San Mamante.

Il Delùbro è un tempietto preromanico che ricorda l’architettura orientale. Molto probabilmente questo è il più antico monumento della provincia di Bologna. Esso ha pianta ellittica, la copertura interna è a volta semisferica, le pietre che costituiscono le mura sono molto grosse e pesanti; secondo gli ultimi studi si tratterebbe di un battistero edificato in epoca longobarda. Sono presenti due porte: in antichità una serviva per entrare, l’altra per mettere in comunicazione la torre con la chiesa adiacente. Fino al 1951 il Delùbro fungeva da base per il campanile ottagonale della vecchia pieve romanica. Gli studiosi d’arte e di storia antica hanno rilevato una contrapposizione tra la struttura esterna di questo edificio, così barbarica e priva di finezza architettonica, e alcuni elementi interni sicuramente da associare all’arte romanica, come ad esempio alcune finestre, la piccola porta che metteva in comunicazione la presunta torre e la chiesa, e così via. Proprio per questo alcuni storici hanno considerato l’ipotesi che il Delùbro non sia mai stato una fortezza, un luogo di controllo e di rifugio, bensì da sempre un luogo religioso, anzi, si crede addirittura che sia stato dedicato a San Mamante fin dal momento della sua costruzione. Anche se il Delùbro non era la Pieve originale, di sicuro si trattava di una struttura di contorno della vera e propria Pieve, come oggi potrebbe essere un semplice oratorio. Viene dunque storicamente confermata la valutazione architettonica che fa risalire il Delùbro all’VIII secolo.

 

Dopo la caduta dell’Esarcato alcuni dei territori conquistati (“Massa Lizano”) furono donati dal re longobardo Astolfo alla potente Abbazia di Nonantola nel 753. I territori coincidevano più o meno col comune di Lizzano. In epoca comunale questo territorio entrò a far parte del Comune di Bologna, che fece erigere varie strutture fortificate come il “castello di Belvedere” sull’omonimo Monte Belvedere (1227).

 

Nel 1293 il Senato di Bologna fece costruire un canale per condurre le acque del Dardagna nel Reno e facilitare il trasporto dei tronchi di faggio verso la città: oggi di quest’enorme opera l’unica testimonianza è nel nome del borgo di Poggiolforato.