Se vi interessa il folklore locale potrete visitare la grotta dell’ “uomo selvatico”.
Di seguito la divertente leggenda dell’uomo selvatico: il testo è di Alessandra Biagi del Gruppo studi Capotauro.

L’Uomo Selvatico è una figura ricorrente nella mitologia e nelle tradizioni di tanti popoli. Anche le sue caratteristiche sono simili un po’ ovunque: è grosso, peloso, è considerato un po’ tonto e goffo e piuttosto irascibile. A seconda del luogo in cui ci si trova, l’Uomo Selvatico può assumere però anche caratteristiche di saggezza, derivante dalla sua lunga esperienza a contatto con la natura.

Dato che gli abitanti del Belvedere erano piuttosto burloni, si dice che un giorno abbiano invitato l’Uomo Selvatico a mettere la lingua nella spaccatura di un grosso tronco, facendo poi cadere il tronco sulla lingua e imprigionando l’Uomo Selvatico, che in cambio della liberazione avrebbe insegnato ai belvederiani  a fare il formaggio con il latte di pecora, a tagliare la legna con asce di pietra e poi di metallo: si nota come queste siano attività tipiche dell’uomo agli inizi della sua storia, quando da cacciatore nomade divenne allevatore stanziale. Questi sono caratteri comuni a tutto il bacino del Mediterraneo, e si ritiene che gli uomini abbiano avuto la necessità di creare un essere mitico per “ufficializzare” varie scoperte in ambito culturale.

L’Uomo Selvatico piangeva quando era bel tempo, perché pensava al brutto che sarebbe venuto, e rideva col brutto, pensando al bello: un esempio di astuzia di questo tipo è Bertoldo, che con sua moglie Marcolfa, come lui rozza ma saggia e dotata di senso pratico, incarna molto bene il tipo del “villano sapiente”, e rappresenta anche il perdurare di un modello di “Uomo Selvatico” ancora agli inizi del’600.

Poco sopra Vidiciatico si trova la caverna dell’Uomo Selvatico, una grotta che è stata utilizzata come rifugio da pastori e viandanti che hanno lasciato sulle pareti iscrizioni e date dal ‘600 in poi. Vi sono anche raffigurazioni di una mano, di un cucchiaio e di una forchetta: che fosse più civile di quanto crediamo?

Un ringraziamento al Gruppo Studi Capotauro per il testo.