

La storia di questi luoghi, affascinante e misteriosa a un tempo, risulta ricca e sviluppata su un lungo cammino che presenta aspetti coinvolgenti e significativi. Questo territorio, che include tutta l'area intorno al Corno alle Scale, è stata frequentata dall'uomo fin dal neolitico, così come testimoniano i numerosi oggetti e documenti rinvenuti. Ne sono suggestivi esempi le misteriose iscrizioni scalfite sulla roccia e i microliti dell'età del Ferro e del Bronzo.
Tutto il territorio è ricco sia di emergenze storico architettoniche che di espressioni minori, come alcune antiche tradizioni parzialmente sopravvissute sino ai nostri giorni: le teste in pietra scolpite sulle pareti delle case, dal significato augurale e localmente chiamate "mummie", i più importanti edifici religiosi (Santuario di Madonna dell'Acero, Oratorio di San Rocco, Delubro di Lizzano), gli edifici produttivi (casoni e mulini come, ad esempio, il Mulino del Capo di Poggiolforato) e gli edifici civili (antichi borghi), sono solo alcuni esempi di come l'uomo ha lasciato traccia indelebile del suo passaggio.
(Nella foto a sinistra: tipica "maestà" nei pressi di Chiesina - Farnè)

Il santuario di Madonna dell'Acero (foto a destra), uno dei più noti dell'Appennino bolognese, è una delle massime espressioni della religiosità popolare che ha animato la montagna bolognese nel passato. L'edificio sacro è situato al margine di un ampio pianoro erboso che si affaccia sulla valle del Dardagna.

La costruzione di oratori, destinati al culto sussidiario nelle località distanti dalle chiese parrocchiali, era una forma di religiosità diffusa, spesso su iniziativa di una famiglia o di una parrocchia.
L'oratorio di S. Rocco in Vidiciatico (foto a sinistra) nasce come ex voto per la fine della peste del 1630.
Testimonianza di un passato in cui la castagna era fonte di sussistenza fra le più rilevanti per le popolazioni della montagna, i "casoni" (metati) sono costruzioni in pietra dove venivano portate a essiccare le castagne una volta terminata la raccolta. Di recente questi edifici sono stati oggetto di interventi promossi dalla Regione e dalla Provincia e a cui il Parco ha aderito con la predisposizione di appositi progetti per il loro restauro e recupero. L'aspetto più significativo di azioni di questo tipo, va letto fra le righe: parimenti al restauro dal punto di vista architettonico, il Parco promuove congiunte attività di didattica ed educazione ambientale che vogliono recuperare i valori legati alla conoscenza della tradizione che troppo spesso sono dispersi.

Per controllare l'importante via di comunicazione che da Monteacuto delle Alpi risale verso il valico di Porta Franca che permetteva, in epoca medioevale, il passaggio verso la Toscana, già nel secolo XII i Bolognesi fecero fortificare in posizione strategica il piccolo nucleo di Monteacuto: si trattava probabilmente di una semplice postazione militare, atta a difendere il borgo e bloccare il passaggio a eventuali nemici.
Della fortificazione oggi non restano più tracce, ma il borgo di Monteacuto mantiene ancora un assetto medievale, con strette vie fiancheggiate da belle case in sasso abbellite da nicchie in arenaria e immagini sacre.
(Nella foto a destra: un tipico essiccatoio per castagne denominato "casone")
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