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Panorama del Corno alle ScaleQuesto territorio racchiude emergenze di grande interesse ambientale tanto da meritare nel 1988 l'istituzione del Parco Regionale del Corno alle Scale, per proteggere e valorizzare un'area di circa 5.000 ettari interamente compresa all'interno del Comune di Lizzano in Belvedere.
Esso risulta particolarmente rappresentativo sia dei paesaggi tipici della media montagna appenninica, sia degli ambienti di quota dai tratti più marcatamente alpini.
La millenaria presenza dell'uomo ha spesso plasmato il territorio per adeguarlo alle sue esigenze di vita, ma la convivenza è sempre stata rispettosa, perché il montanaro ben sa che la sua sopravvivenza dipende in gran parte dall'uso che egli fa dell'ambiente.
(Nella foto a destra: panorama verso il monte Corno alle Scale)
 
 
 
 
 

 
Essiccatoio per le castagne, detto casoneDopo l'abbandono dei mestieri legati allo sfruttamento delle risorse offerte dal bosco, la natura sta riconquistando l'aspetto e gli spazi originari, mimetizzando sempre più le tracce lasciate dal lavoro dell'uomo: passeggiando per i boschi ci si può ritrovare su una piazzola per carbonaia, con il terreno ancora nero, ma già ricoperta da giovani arbusti; oppure è facile scorgere un vecchio essiccatoio per le castagne, detto "casone" (nella foto a destra), costruito interamente utilizzando la stessa pietra che forma le montagne, che lo rende totalmente in sintonia col paesaggio circostante.
Anche la presenza di raggruppamenti di specie arboree non originarie delle nostre zone testimonia l'azione dell'uomo, che in passato ha effettuato vari rimboschimenti a conifere, per stabilizzare i versanti ed ottenere legname pregiato, e soprattutto ha diffuso la coltura del castagno, su cui fino a non molto tempo fa si basava la sussistenza degli abitanti della montagna.
 
 
 
 

 
Bosco di faggioOggi le specie arboree ed arbustive autoctone del nostro Appennino stanno ripopolando spontaneamente i castagneti abbandonati, ricreando il cosiddetto "bosco misto", che caratterizza la fascia collinare dei rilievi fino a circa 900 metri di altezza, col mescolamento di diverse specie a foglia caduca come la roverella, l'acero, il carpino nero, il nocciolo..
Osservando infatti i territori di montagna, si possono distinguere diverse fasce di vegetazione, dovute al naturale adeguamento delle piante al cambiamento climatico con l'aumentare dell'altitudine.
Salendo oltre i 900 metri si entra gradualmente nella fascia montana, dove predomina il faggio, che ammanta con meravigliose faggete (nella foto a destra) le pendici dei rilievi, giungendo fino al margine superiore della vegetazione arborea: oltre i 1800 metri circa, i faggi, ormai trasformati in cespugli dal gelo e dal vento, devono cedere il posto alla brughiera a mirtillo ed alla prateria, uniche formazioni che possono resistere ai rigori del clima di alta quota.
 
 
 
 

Genziana PurpureaIn questo basso manto vegetale che ricopre le cime più alte prevalgono piante diffuse anche sulle Alpi e perfino specie che provengono dalla zona artica: esse arrivarono fino alle nostre latitudini nel periodo delle glaciazioni quaternarie, ma alcune sopravvivono ancora oggi, nonostante il miglioramento del clima, in rare stazioni del nostro territorio, caratterizzate da condizioni ecologiche adatte alla loro vita.
Queste autentiche rarità botaniche, come la Genziana purpurea (nella foto a destra), sono chiamate "relitti glaciali".
La molteplicità di ambienti presenti sulle nostre montagne fa sì che anche la fauna sia quanto mai varia e interessante: con un po' di pazienza e molta discrezione si possono fare incontri davvero suggestivi con alcuni dei grandi ungulati che popolano la zona, come daini, cinghiali e caprioli.
 
 
 
 
mufloniSono presenti anche alcune specie introdotte dall'uomo, che però si sono ben ambientate in questo territorio, tanto da creare delle popolazioni stabili: la marmotta, che segnala alla colonia con i caratteristici fischi l'arrivo di escursionisti sul crinale, ed il muflone (nella foto a destra), che s'inerpica senza difficoltà sui versanti più ripidi e rocciosi, sono ormai considerati "residenti" a tutti gli effetti del nostro Comune.
 
 
 
 
 
 
 
I Balzi dell'Ora del monte Corno alle ScaleInfine non mancano i motivi d'interesse anche per gli appassionati di geologia: le formazioni di arenaria affiorano vistosamente lungo il crinale, disegnando, se viste da lontano, le famose "scale" del Corno (nella foto a destra).
Sono in realtà scalini per giganti, creati strato sopra strato da imponenti frane sottomarine, avvenute ai tempi in cui la penisola italiana ancora non emergeva dalle acque.
Il nome arenaria tradisce l'origine di questa roccia, deriva infatti dal latino arena, che significa sabbia: osservandone da vicino un frammento si riconoscono bene i granelli saldamente cementati.
 
 
 
 
 
Le Cascate del DardagnaL'elemento morfologico che maggiormente caratterizza le nostre montagne è costituito dalle tracce lasciate dagli imponenti fenomeni glaciali avvenuti nel Quaternario: sotto le sommità delle cime dell'alta valle del Dardagna si apre un grande circo glaciale, che un tempo accoglieva il corpo di un ghiacciaio, mentre oggi dal suo fondo si origina la sorgente del torrente Dardagna, famoso per le spettacolari cascate (nella foto a destra) che forma scendendo verso valle.
 
 
 
 


 
 
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